Sindrome delle apnee notturne (OSAS) e osteopatia

La Sindrome delle apnee notturne (OSAS) è un disordine caratterizzato da ostruzioni parziali o complete delle vie aeree superiori durante il sonno. Tra i fattori di rischio vi sono obesità, età, famigliarità alle apnee notturne, anomalie strutturali delle vie aeree superiori, fumo ed alcool. Tra i differenti tipi di apnee notturne il più comune è quello posizionale, in cui gli eventi patologici si manifestano specialmente in posizione supina.

I sintomi più comuni nei pazienti sono russamento, eccessiva sonnolenza diurna, sonno frammentato ed ipossiemia (diminuzione di ossigeno contenuto nel sangue) notturna con peggioramento delle funzioni neurocognitive , nicturia ( frequenti minzioni notturne), cefalea ed emicrania.

La gestione dell’OSAS

La gestione dell’OSAS varia a seconda della severità dei sintomi e dalla natura dell’ostruzione delle vie aeree. Sono consigliati calo di peso, riduzione di assunzione di sostanze alcoliche e di caffeina la sera, astensione dal fumo, aumento dell’attività fisica e riduzione dei riposi diurni.

Per il trattamento nella maggior parte dei casi si ricorre all’utilizzo notturno della C-Pap, un ventilatore meccanico a pressione positiva che favorisce l’apertura delle via aeree. Grosso limite è rappresentato dal basso livello di soddisfazione dei pazienti e dalla scarsa tollerabilità.

Una valida alternativa è costituita dai bite (Avanzatori Mandibolari) che consentono di riposizionare la mandibolare (OA), stabilizzare la lingua ed aumentare i diametri delle via aeree superiori prevenendone il collasso. Ulteriori possibilità di intervento prevedono farmaci che aumentino la ventilazione, terapie posizionali, esercizi logopedici, sino all’intervento chirurgico. In ambito osteopatico è noto solo uno studio pilota effettuato nella sfera pediatrica.

Uno studio effettuato presso il Centro

Presso il Centro Ortopedico Osteopatico Milano è stato condotto uno studio su di una paziente affetta da apnee notturne, in trattamento con avanzatore mandibolare. La paziente è stata sottoposta a valutazioni sia strumentali (polisonnografia, pulsossimetria) che cliniche (5 scale di valutazione aventi lo scopo di misurare il livello di sonnolenza diurna e disturbi del sonno, autosomministrate settimanalmente, più scheda settimanale di valutazione osteopatica). E’ stata eseguita inoltre elettromiografia di superficie dei muscoli masticatori durante serramento con e senza bite.

Dopo una prima valutazione completa con bite ed una successiva senza, la paziente non ha più utilizzato l’apparecchio per tutto il periodo della ricerca, della durata di 4 mesi e comprendente 12 sedute osteopatiche. E’ stato effettuato un controllo a distanza di un mese. La paziente ha evidenziato un cambiamento in tutte le scale auto-somministrate, con diminuzione della sonnolenza diurna, diminuzione del russamento e migliore qualità del sonno. Appaiono ridotti nettamente i risvegli notturni, con minor bisogno di riposi diurni.

Alla polisonnografia appare un aumento del numero delle apnee, ma con una netta diminuzione della media del calo di ossigeno (desaturazione) ed aumento del livello minimo di ossigeno nel sangue. Si può ipotizzare un aumento del numero di apnee a causa di una migliore qualità del sonno, con minori risvegli, maggiore durata della fase REM, per maggiore ossigenazione del sangue (minor desaturazione). In pratica, la paziente ossigena meglio, si sveglia meno, riposa di più, e dormendo più tempo ha più eventi ma meno intensi.

All’elettromiografia, dall’iniziale asimmetria di attivazione dei muscoli masticatori, si osserva un’evidente simmetrizzazione con bilanciamento dell’azione muscolare al serramento senza bite.

Risultati finali: Ad oggi , a 18 mesi dal termine del trattamento intensivo, permangono i risultati ottenuti, la paziente non indossa più il bite ed effettua una seduta osteopatica con cadenza bimensile.

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